Il Mister

E’ un personaggio, un uomo particolare con un carattere non facile. Fa calcio spettacolo, è un’artista. Non gli interessa il risultato se ottenuto giocando male, ma è importante l’eredità che lascia. L’aspetto un po’ da dissidente in nome di un ideale. Vive per la bellezza. Educa la sua squadra al bel gioco e di conseguenza educa il suo pubblico. Anticonformista, grande forza di carattere. Maestro di indipendenza. E’ la sua specialità non può farne a meno. E’ la sua diversità, iniziando da Praga, dalla sua infanzia e dall’anticonformismo già praticato ai tempi della scuola. E’ stato ed è un esempio per tanti sportivi e fan come me. Si iscrisse all’ISEF e si diplomò con il massimo dei voti con una tesi sulla Medicina dello Sport. Superò il Corso nel tempio del calcio a Coverciano con il massimo dei voti. Ancora oggi lì, si parla solo di lui. Si ritiene uno sportivo vero e quella gli pare di già una nobile impresa grazie ad una straordinaria bravura nell’ insegnare il gioco del calcio. Lo spettacolo è l’arte del ventunesimo secolo e in questo nostro piccolo mondo è lo spettacolo più bello, più importante tra le cose meno importanti. Ha trasformato delle squadre, scovato e lanciato tantissimi giovani, ha rigenerato un pubblico al gusto della bellezza. Le infinite sigarette sempre in bocca sono il suo rito quotidiano, dentro un impermeabile giallino e un po’ corto e per bagaglio una valigia di fibra. La passione sportiva degli umili. E’ un introverso, un testardo, un maniaco, un cultore di quella che crede essere coerenza. La coerenza può essere un difetto? Assolutamente no. Ma si tratta di un pregio rischioso! Piace la sua faccia teatrale che nonostante l’apparente calma nasconde un interno rovello. Piace per le sue idee che parevano degne di applicazione anche extracalcistica. Si gioca per fare qualcosa di bello, per dare gioia a chi gioca e a chi guarda. Certi particolari finanziari non sembra lo interessino; si contenta di ciò che gli offrono. Si capisce che pensa ad altro. Il suo gioco è veloce, pieno di sovrapposizioni che vanno avanti attraverso i famosi triangoli. Gli stessi fitti e rapidi sono stati ripresi anche all’estero. I suoi incroci dall’ala al centro, i vuoti creati per gli inserimenti, le linee difensive altissime, il battitore libero regista davanti alla difesa hanno inventato e consolidato la diversità del nostro calcio. Tutto il suo gioco è un andare, fermarsi, tornare indietro e ripartire di scatto sempre con il pallone coperto. Il calcio sul campo è largo e bellissimo, veloce e verticale. Un vero spettacolo e spesso una macchina incontenibile. E’ un movimento furibondo e accelerato che ha messo in grave imbarazzo un paio di generazioni di tecnici portando all’uso ufficiale e prolungato del tridente. La prudenza per lui è una contaminazione. Il calcio ha due fasi, una in cui hai il pallone tra i piedi, e l’altra in cui ce l’hanno gli altri. “Una squadra è come un pugno. La mano è la stessa, ma una volta sta chiusa e una volta sta aperta. Tutti insieme ad attaccare e tutti insieme a difendere” disse il grande Fascetti. Ha insegnato e giocato un calcio di fatica e di bellezza, sempre lo stesso calcio, con la stessa qualità, sia in grandi squadre che in altre di provincia. E sono molti anche tra i suoi colleghi più esigenti a considerarlo un maestro, il più nuovo e diverso degli ultimi venti anni.

TIKRIT65