ESCLUSIVA PESCARAINFORMA: INTERVISTA A ROBERTO DRUDA

In un periodo difficile per tutti, dove tutto il Paese, e non ultimo il calcio è fermo per l’emergenza Coronavirus, e in attesa che tutto possa tornare alla normalità e che si possa tornare a parlare di calcio giocato, proponiamo questa interessante intervista fatta dal talent scout Cesidio Colantonio ad un altro famoso scopritore di talenti, Roberto Druda.

BUONA LETTURA!

Lo scout non è mai fuori servizio. E’ l’uomo da nessuna parte, onnipresente, anonimo membro della tribù nascosta del calcio. La sua attività di corso è la sua realizzazione a tempo pieno ed è centrale alla mitologia del football moderno. Lo scout è lì quando il seme del talento comincia a germogliare. Lo stesso ha un suono che raramente non si riconosce. Non si concilia con il grigio, ma si nutre di colorazioni continue.Roberto Druda, 64anni,Talent Scout, Dirigente del Pescara Calcio,da sempre nel mondo del calcio è dotato di fervida intelligenza, di grande affidabilità e di quella molta esperienza di mondo, di vita e di lavoro che ha potuto acquistare collaborando attivamente e scovando tanti talenti in giro per il mondo, in Uruguay, Argentina. E’ colui che ha portato in riva all’Adriatico l’ultimo talentuoso,Edgar Elizalde, difensore nel giro dell’Under 20 uruguaianao un certo Lucas Torreira,centrocampista, trequartista oggi all’Arsenal e nazionaledella Celesteche ha cambiato con il pallone la propria vita. Piccolo di statura, ma tosto di natura. Grazie alle sue grandi doti tecniche, movenze che ha nel sangue riesce ad unire il lavoro sporco da incontrista al compito più sottile di regia. Giocatore completo, grande personalità ed un temperamento da professionista. Occhi della tigre. Ricorda David Pizarro nelle movenze e nella tecnica. In fondo i più grandi giocatori della storia sono sempre stati di bassa statura e spesso anche “grassottelli”. E’ la via corta, il sonno degli Dei che speriamo tutti di trovare un giorno sulla nostra strada. Faccia stretta, due occhi vivi, eleganti. Così vivo e impegnato che pare sempre tremolare dietro l’ardore, la bracciata e la spinta di un delfino. Disciplina profonda, grande passione, continua presenza, grandi motivazioni. Parla poco, studia molto, insegna a sognare, a provare l’inaudito. Ama viaggiare, ama i grandi spazi e l’idea di vita che c’è dentro. E’ un professionista corretto. Non può permettersi di non mostrare la sua umiltà. E’ impossibile. Il suo occhio per il dettaglio è acuto. E non è sempre vero e così facile per le persone di successo in ogni ambito. Opera in prima linea da tanti anni, dove gli statistici sono stati considerati come i generali in poltrona. Si affida ai suoi occhi e alle sue orecchie. Consigliere. E’ felice di prendere dei rischi sui giovani talenti. Non crede in un singolo uso dello scouting. Esso limita le opzioni che sono varie.Esperto di mercato sudamericano si muove come un osservatore innamorato della tecnica, scovando talenti e adattandoli al profilo e alla cultura del club che rappresenta. Cerca i segni, accenni di talento sottovalutato che altri potrebbero perdere.Togliere il pallone è molto più semplice che andare oltre l’uomo con la palla tra i piedi. Cerca lo scambio con il calcio degli altri. Crede che alla base del calcio ci sia un buon accordo tra il giovane e la palla. Cerca la qualità, l’intelligenza, ama le differenze. Dove serve fantasia, deve esserci massima libertà di invenzione. E’ un uomo di calcio moderno nel senso che osserva, ma vuole anche capire come funziona il gioco. La forza e l’allenamento, “i muscoli e i polmoni” come recita il prof. Testa per lui sono importanti quanto la tecnica. Lì in Uruguay si gioca un calcio più veloce e più tecnico rispetto agli europei. I ragazzi giocano in strada e spesso si allenano sui campi in terra e in erba naturale.Quasi nessuno lì parla di tattica. Non è nemmeno previsto. Il grande talento, la magia è nel calcio sudamericano. Conta la qualità, conta la purezza tecnica. E’ la tecnica che fa la bellezza e ciò che ne consegue.Ed è subito Roberto Druda direbbe il poeta…

L’osservatore sportivo è un professionista che garantisce la prestazione e il valore di un atleta, ovvero la ricerca del talento attraverso un metodo. Che tipo di figura è lo scout o esploratore secondo te?

Lo scout è in grado di analizzare e riconoscere, sentire la qualità e la bontà del gesto tecnico. Qualità del gesto, tempi di gioco e scelta tattica sono tre fattori impossibili da rilevare per qualsiasi software e costituiscono le variabili determinanti per la individuazione del talento. L’osservatore ha anche il compito di cercare il talento che serve in quel momento alla sua squadra. Potrebbe essere un ragazzo diciottenne o un esperto trentenne. Il talento non ha età.  

L’osservatore nel calcio a quale giocatore è paragonabile?

Io sono stato un centrale di difesa, molto bravo in marcatura. Diciamo che questo ruolo mi ha aiutato anche nella vita sportiva. Secondo me è paragonabile ad un centrocampista completo: intercetta e conquista le informazioni, imposta una relazione tecnica e rifinisce i dati con la massima precisione e velocità di esecuzione per mettere nelle migliori condizioni possibili il Ds di raggiungere l’obiettivo aziendale finale.

Lo sport e il calcio sono un formidabile viatico promozionale usato a scopo propagandistico o anche per sottolineare la potenza degli insegnamenti e i metodi dei nostri settori giovanili? Secondo te?

Lo sport e il calcio hanno un linguaggio universale. Sono un mezzo di consenso e un premio per il proprio paese. Il calcio è un ottimo simulatore di vita. Comporta attriti, momenti di trionfo con altre nazioni. E’ chiaro che ha bisogno di motivazioni. La motivazione è la benzina della vita. In un momento come quello attuale che stiamo vivendo, l’Italia ha mille motivi per avere un obbligo in più per sopravvivere. E ci riuscirà. Abbiamo un buon settore giovanile con allenatori di prim’ordine che ci permette di fare scambi. Siamo stati qualche tempo fa con i nostri tecnici anche in Uruguay e abbiamo cercato di potenziare il progetto che prevede la tecnica sudamericana abbinata alla tattica italiana, sapendo che in Uruguay ci sono molte famiglie con discendenza italiana. La principale motivazione che mi spinge al dialogo costruttivo con queste realtà è sicuramente quella tecnica. La volontà comune è quella di fare qualcosa di importante e di portarla avanti con serietà. Ripenso sempre a quel gesto tecnico sublime di Cristiano Ronaldo in Champions League contro la Juventus. E’ una movenza che i nostri ragazzi hanno nel sangue. La sforbiciata è un gesto tecnico che tutti i ragazzi che giocano sulla spiaggia sanno fare. Oggi però raramente li vediamo giocare sulla spiaggia mentre è sempre più normale nelle ore libere saperli impegnati con la Playstation. L’abbandono dei giochi all’aria aperta, quindi la ricerca di destrezza, coordinazione, equilibrio ha incrementato difetti fisici di postura quali scoliosi, obesità, problemi alla vista, allergie. Il Pescara nelle giovanili dovrebbe inserire secondo il mio pensiero allenatori di altri sport con una particolare attenzione al basket per la sua velocità di pensiero,ricerca dello spazio- tempo e per migliorare la formazione e l’armonia della parte superiore del tronco, schiena, braccia. Questo è il lavoro che ho effettuato in questi anni nel Wanderers di Montevideo con i quali abbiamo sinergia totale.I bambini giocano a basket. Penso aBrugman, centrocampista uruguaiano attualmente al Parma per esempio,che giunto all’età di quindici anni non sapeva se continuare con il basket o con il calcio, così come Lucas Torreira e tanti altri.

Una seduta di allenamento nel Pescara Calcio come è strutturata? E in Uruguay? Visto che a livello giovanile sfornano tanti giovani di prospettiva?

Scoutingsi ma anche e soprattutto formazione. Fin dal primo tesseramento (sei anni), dove i piccoli calciatori dedicano la maggior parte del tempo alla psicomotricità in ambiente dedicato, fattore questo che apre a livelli cognitivi, attentivi sempre più fini, e pone le basi per una migliore coordinazione generale indispensabile per l’acquisizione e il perfezionamento del gesto tecnico. La seduta ideale per il settore giovanile è composta da alcuni momenti: negli esercizi si privilegia il rapporto giocatore palla senza e con la presenza di avversari; nelle situazioni semplici si lavora nel 1c1, 2c1, 2c2 fino ad un massimo di 6c6. Nei possessi palla i giovani si esercitano utilizzando anche i giochi di posizione. Si conclude sempre con una partita con una parte di gioco libero per verificare gli apprendimenti e per liberare l’istinto del giovane. In Uruguay privilegiano molto la tecnica, diciamo che la seduta è simile alla nostra ma fanno molti più 1c1 di noi e nei possessi palla fanno molto più allenamento di noi e molta meno tattica collettiva.

E’ ovvio che il giovane calciatore dovrà essere stimolato nella multilateralità del corpo e non dovrà essere ingabbiato dalla specializzazione del ruolo. A quale età si deve specializzare un giocatore giovane?

Il primo ruolo vero può essere assegnato nella Categoria Giovanissimi Regionale o Nazionale. Da questa categoria deve avere una sua collocazione predominante. Inseguire la chimera del calciatore perfetto può solo nuocere al ragazzo, comunque caratterizzato dal suo piede naturale, dalla tecnica, dalle capacità atletiche, dalla struttura fisica e dall’attitudine tattica, regia attacco difesa oltre che dalla sua origine genetica e dall’ambiente dove è stato formato. Per un calciatore ambiente significa la famiglia, la condizione sociale ed economica, la qualità della struttura dove vive e si allena, il tipo di allenamento, la competenza dell’allenatore. Abbiamo sempre più bisogno di maestri di calcio. Onore al merito di chi fa bene questo lavoro, ma soprattutto con i più piccoli c’è bisogno di veri maestri di calcio che con pazienza insegnino ai ragazzi come poggiare il piede, come calciare, come portare la palla, come correre,come  stoppare un pallone, come colpire di testa, come contrastare.Ci vogliono doti naturaIi ma anche tanto lavoro, studio e concentrazione per essere sempre al meglio. Le regole sono fondamentali nel calcio: solo conoscendole e rispettandole si può imparare ad essere un buon calciatore, uno sportivo corretto e in generale una persona leale. I giovani oggi hanno bisogno di essere motivati, coinvolti; vivono in un’era dove non c’è bisogno di pensare, basta un tasto per avere il mondo intero a disposizione. La carenza del pensare fa perdere loro delle qualità primarie per diventare dei buoni calciatori. Dopo avere imparato le nozioni fondamentali impareremo a giocare tutti insieme inseguendo tutti il medesimo scopo: quello di fare gol, di divertirci, di vincere. Nel calcio si vince insieme, e aiutarsi è il primo dovere di tutti dentro e fuori dal campo sempre.

Il calcio moderno predilige i parametri fisici e atletici, è un dato di fatto. Sono aumentate la velocità e la resistenza dei calciatori in seguito ad un radicale cambiamento degli allenamenti e della preparazione fisica. E sono aumentati  il peso e l’altezza. Nel suo settore giovanile, il Pescara si punta molto sulla tecnica o si bada più all’aspetto fisico? La tecnica continua ad essere l’indice massimo di qualità?

Si punta su ambedue gli indici massimi di qualità. Il bambino non nasce con il profilo atletico e fisico definiti, necessari per sostenere un vero allenamento, ma nasce con il profilo mentale garantito dalle capacità coordinative e cognitive, quindi può essere allenato alla tecnica, di conseguenza lo scout, il dirigente, l’allenatore potrà giudicarlo per la sua predisposizione al gioco e alla tecnica di questo sport.   

CESIDIO COLANTONIO SCOUT