AFFONDO PERDUTO

I pezzi non sono beni di prima necessità ovviamente, ma in questo momento così complicato e particolare sono sicuramente fonte di informazione, di svago, di studio, di socializzazione in famiglia e perché no di evasione. “Ma noi, a cui il mondo è patria, si come ai pesci il mare, quantunque abbiamo bevuto l’acqua d’Arno avanti che avessimo denti, e che amiamo tanto Fiorenza, che per averla amata, patiamo ingiusto esilio, nondimeno le spalle del nostro giudizio più alla ragione che al senso appoggiamo” disse il sommo poeta Dante nel “De VulgariEloquentia”. Il cielo era come l’acqua blu del mare pulito dal vento. Gli uccelli a gruppi disegnavano cerchi enormi e astruse forme geometriche schiacciati dalla voglia di riprendersi il proprio spazio nel cielo. Riavvicinandosi al luogo che ricordava fu assalito imprevedibilmente da un formicolare di assolata felicità lontana nel tempo se non altro perché non gli pareva quello il momento di accoglierla. Salutò il guardiano ultimo custode delle solitudini. Veniva a somigliare ad uno stadio naturale. Pienamente appagato. Insomma, c’erano i luoghi delle corse lungo le scale, i gradoni, delle estasi solitarie, delle contemplazioni, dei discorsi sfrenati con cui si rompeva il silenzio sull’altra riva del fiume? Mentre trottava alacremente sulla strada verso il campo senza più rallentare si lanciò felicemente nella lunga ampia discesa e avvertì un odore sgradevole, ma al momento non ci fece caso, del resto il vento che soffiava lento lo disperse, lo stesso vento dell’infanzia, il perpetuo vento del fiume Tikrit. Echeggiò un suono di sirena e dopo qualche minuto si allontanò. La primavera stava per finire e sui campi e le colline si accelerava il fiorire dei teneri colori variopinti. Sceglieva il sole, i prati che erano vicini, i fiori, l’immagine dell’acqua lenta dal ponte vicino. Se fosse il mondo a smarrirsi o se fossero le speranze a perdere terreno era da vedere.Spesso non si è scelti come quando si è sicuri di scegliere. Non sono i fatti che ingannano, quelli sono creati, è la fantasia che si aggrappa agli affetti e ne fa armi che proteggono. Erano tanti nella cittadina gli strani esseri che potevano in qualche modo sembrare delle apparizioni. Le parole contano, contano di più del resto, perché sono il pensiero, lo spirito e possono guidare le azioni, le nostre azioni. Il passato è come un libro che possiamo consultare, leggere quando ne sentiamo il bisogno. E conoscere se stessi è anche questo, un viaggio memorabile. Se uno perde l’immagine della propria origine perde se stesso e finisce per nutrirsi di parvenze. A rivederlo la sua mente brulicava di progetti. A parte l’enfasi non si poteva dubitare della sua sincerità. Camminare con un obiettivo sembrava fosse la sua sola passione. L’aveva ripresa nei lunghi anni nel suo piccolo Abruzzo. Il cielo intanto si era colorato di nero come l’inchiostro, mentre da una parte c’era un colorato rosso quasi tizianesco. A distanza si erano accese e brillavano le luci della Cattedrale e nel silenzio il buio intorno sembrò uguale e compatto…

TIKRIT65