LE OMBRE DI AL KHALIL

Parafrasando Oscar Wilde il garantismo del resto del mondo è l’omaggio che la legalità rende all’illegalità o viceversa. Se la storia della vita è spesso una storia di soprusi e di occupazioni furbastre in omaggio al potere, di persone da risarcire, soprattutto bambini e bambine ne rimangono tante. Quando osserviamo in uno scatto, una photo shoot un gruppo di bambini e bambine camminare trafelati, impauriti nel loro breve ma impegnativo viaggio lungo un muro che li separa, li divide per raggiungere la scuola è come se volessero spedire il globo nella direzione che piace a loro. Un muro recinto, uno dei tantissimi di questo mondo che non dice cose poderose, che divide in due una strada di AlKhalil vicino Hebron che tanti bambini palestinesi attraversano giornalmente per recarsi a scuola, attraversando una specie di zona rossa controllata dai militari israeliani. Dall’altra parte della strada. Eppure qualche spazio residuo pieno di terra, di macerie parzialmente al sole esiste anche per loro.Ma il calvario non è finito. Un calvario lungo anni trascorsi nel silenzio del mondo intero, tra il rumore assordante delle granate e l’odore nauseante dei lacrimogeni,nel piegarsi ad una sola volontà, nell’umiliante disbrigo di volontà, di mansioni contrarie alle loro opinioni, vivendo in un mondo senza un barlume di quella interiorità che distingue l’uomo dal bruto. E quando la camminata giornaliera si avviva tra le linee del lunghissimo muro pare che essi e esse si propongano di risolvere quasi con felicità di danza astruse forme geometriche per vicoli deserti quanto sinistri non ignari dei loro luoghi. I bambini vivono nel terrore. Tutto ciò deve finire. Ma quando? Si può ammettere la passione, l’ansia perché i bambini riportino la palma, ma non si possono ammettere certi eccessi nel silenzio. Un tasso di mortalità tutto sommato fisiologico e che comunque non inficia la consistenza quantitativa del problema. Il mondo è rotondo e il contino ci giuoca ma il sospetto è che rida solo lui. Il dato scandaloso consiste nel teorizzare apertamente la loro missione, nel denunciare l’aggressività difensiva che si sprigiona fra i piccoli attori e il pubblico dello spettacolo. Il gol su questo campo è un autogol dei dominati come è invisibile la loro libertà stessa. Il bambino diventa una sorta di macchina, il suo movimento, la sua camminata spesso accompagnata, controllata da apparati al di là del muroche quasi li meccanizza. Guardate un po’ cosa può succedere seguendo le piccole storie di comete fulgenti dall’altra parte del mondo che presto scompariranno di nuovo nel continente della loro infanzia nel pieno sole della loro felicità scolastica. Ecco: un bambino che studia sarà un adulto che pensa sempre. Un bambino che usa i piedi per camminare verso il sapere è tale unità minima con infinite possibilità di combinazioni. E perfino i colori sembrano confermarlo. Da una parte le strisce, prova di eleganza, di sofisticheria, dall’altra la polvere, le pietre, il terreno sconnesso, in discesa e in salita nella sua semplicità di tutto il contrario. La passione che li accompagna muore ogni giorno nelle ceneri di ogni tarda mattinata e da queste di giorno in giorno non si sa come risorgerà. Macché, tutto ricomincia, tutto è da rifare. E anche questo somiglia stranamente ad una guerra silenziosa, a mascherare la disperazione della vita,a surrogare la paura, afornire un alibi alla fiacchezza mentre sembra esaltare la maschia felicità di virtù vitali e imperialiste. Scrittori e osservatori insomma giocano spesso la stessa partita. Perché un bravo osservatore non smette mai di guardare la vita e di partecipare al gioco. Osserva i bambini con la stessa facilità con cui un ragazzino scaglierebbe un sassolino nello stagno.Ed arriverebbead auspicarsi una enorme operazione di penne disinfettate. “La cosa più difficile al mondo è scrivere una prosa assolutamente onesta sugli esseri umani” scrisse Ernest Hemingway. La scuola è una grande passione, un grande momento di vita e li aiuterà a superare la paura, il razzismo, l’ottusità latente della burocrazia. Sarà con la loro solidarietà il loro e solo conforto. Su calcio di rigore…

TIKRIT65