Il Signor “G.S.” o il “Sindaco del Rione Sanità”?

Nella mia vita e nella mia carriera ho incrociato diversi personaggi, alcuni dei quali avrei fatto molto volentieri a meno di incontrare, e tra questi ce n’è qualcuno che mi ha particolarmente colpito per i suoi atteggiamenti che ricordano, magari vagamente, quelli di alcuni personaggi interpretati dal Maestro Eduardo De Filippo. Me ne vengono in mente due in particolare.

Il primo è il Sindaco del Rione Sanità, un malavitoso, che però aiutava realmente le persone del suo quartiere, risolvendo controversie in maniera equa ed imparziale. Per lui i criminali erano colpevoli di essere ignoranti,e per questo non capaci di rapportarsi con la complessa Legge e di non avere santi in Paradiso. “Chi tiene Santi va in Paradiso e che non li tiene viene da me.” Era il suo mantra. Antonio Barraccano, questa era il suo nome, a modo suo, era una persona che cercava di fare del bene senza chiedere nulla in cambio, pur essendo un camorrista.

Diverso era il secondo personaggio, Geronta Sebezio, che si faceva chiamare con le iniziali del suo nome e del suo cognome, G.S., che non aveva legami con la malavita, ma che nella commedia “Il Contratto” si mostra come un tipo solo all’apparenza munifico, con il potere di resuscitare i morti. Geronta, infatti, aveva in passato fatto credere di avere riportato in vita un suo amico, in realtà colto da morte apparente. All’inizio della commedia si vede come il perfido Geronta, che faceva stipulare contratti con i quali dichiarava in caso di morte di riportare in vita il contraente senza nulla a pretendere in seguito e in nessun momento, umilia e insulta quello che agli occhi altrui dichiarava un fratello e di avere riportato in vita grazie all’amore suo e di tutti quegli che gli volevano bene, ma il povero Isidoro non era stata che la prima vittima di un sistema truffaldino ideato dall’improbo Geronta Sebezio.

Il meccanismo della truffa viene svelato nella seconda parte delle commedia, quando i parenti di un defunto che aveva stipulato uno dei contratti, viene a mancare all’improvviso, e i parenti avvisano il signor G.S. che va in casa loro, dove li trova mentre mangiano e bevono avidamente, non riuscendo a resuscitare così il caro estinto, dal momento che la “catena d’amore” non riesce, visti i rancori e le cattiverie che pervadano l’animo dei presenti. Alla fine l’infido Geronta convince uno dei cugini inseriti nel testamento a rinunciare alla sua parte di eredità, in cambio di denaro liquido, dopo naturalmente che lo stesso Sebezio ha intascato una grandissima somma dai buoni del tesoro convertiti in denaro. La commedia finisce con un altro aspirante “Lazzaro”, in realtà in odore di raggiro, che pure di avere un “contratto” sposa la prima donna che passa per strada. E la truffa continua.

Concludendo, possiamo dire che i due personaggi sono diversi tra loro, e che sono accomunati dal fatto di essere due criminali, anche se agiscono in maniera diversa. Il Sindaco del Rione Sanità, a suo modo, faceva del bene in maniera disinteressata, mentre il Signor “G.S.” Era solo un truffatore malvagio ed avido di denaro, che si approfittava dell’ingenuità, della cupidigia , dell’avidità e dell’aridità degli essere umani.