C O R F I N I O – La prima capitale d’Italia (di Luciano Verrigni)

Corfinio, nell’antichità Corfinium e in epoche diverse denominata Valva – nel periodo preromano e romano – e Pentima in quello medioevale, piccolo centro nella conca peligna situato a pochi chilometri da Sulmona che oggi conta circa mille abitanti, è un luogo di grande interesse storico poiché dal 90 a.C. al  88 a.C. è stata la prima capitale d’Italia. Ciò accadde durante la Guerra Sociale che vide i popoli del centro meridione della penisola ribellarsi contro Roma. Roma, nel V secolo a.C., aveva iniziato a espandersi e a sottomettere le varie tribù di origine indo-europea che abitavano il versante orientale degli Appennini. Molte di queste tribù avevano avuto ruoli di alleati nelle vittoriose conquiste romane e per questo motivo ne avevano ottenuto la cittadinanza anche se a volte l’integrazione veniva forzata con massicce deportazioni e con distruzione di interi villaggi.  Accanto a questi negativi antefatti avvenne pure che il diritto di cittadinanza venisse inopinatamente annullato con una Lex emanata da Quinto Varo. A seguito di tanto, i popoli raggirati si riunirono in Assemblea con i loro rappresentanti e contestarono con veemenza il mancato rispetto degli impegni. I Romani, però, non vollero neanche prendere in considerazione la questione e tale rifiuto fece si che il grande risentimento emerso si tramutasse in insurrezione. Per rivendicare i propri diritti politici e civili, questi popoli ingannati decisero di coalizzarsi tra loro e vendicarsi contro Roma. L’alleanza fu chiamata LEGA ITALICA e  proclamarono una loro capitale a CORFINIO. Il luogo scelto era già capitale di uno dei popoli che si ribellavano al predominio romano, quello dei Peligni, e poi era un luogo centrale per gli alleati e inoltre aveva una importante valenza per la posizione strategica di controllo sulla Via Valeria che collegava Roma al Mare Adriatico.   

I popoli partecipanti a tale alleanza  furono Marsi, Peligni, Marrucini, Frentani, Vestini, Piceni, Pretuzi, Irpini, Apuli e Sanniti Pentria cui si aggiunserotribù della Lucania e dell’Apulia e si costituirono con una struttura politica ricalcante il modello romano.

Elessero due Consoli (uno dei Marsi, Poppaedius Silone e uno dei Sanniti, Papius Mutilo), dodici Pretori (in rappresentanza di ogni partecipante), insediarono una Assemblea composta da 500 Senatori e, per far fronte alle spese belliche, costituirono un fondo per coniare una propria moneta. Una completa e chiara affermazione di sovranità statale.

Sulle monete –  in argento – coniate a Corfinio  vennero impresse  sul dritto  la testa di una dea cinta di alloro con la scritta Italia – e questo atto è la prima testimonianza epigrafica dell’uso del nome Italia e della nascita del primo Stato/Nazione con questo nome – e  sul retro il significativo giuramento di fedeltà degli italici contro Roma, con un giovane inginocchiato sotto uno stendardo che tiene fermo un piccolo maiale (o forse una scrofa) verso cui 8 soldati della Lega Italica – 4 per lato – puntano le loro spade. 

E fu guerra !  In seguito, quando nel corso del conflitto, i Romani riuscirono a sconfiggere i Vestini, Marruccini, Peligni e Vestini costringendoli alla resa, la capitale dei rivoltosi dovette essere spostata e fu scelta Bovianum, la capitale dei Sanniti Pentri poichè  costoro assunsero il comando dei popoli ribelli e trasferirono pure la Zecca nel loro territorio, dapprima a Isernia e poi a Bovanium. Nella nuova capitale si continuò a coniare monete con la parola Italia che ben presto venne, con orgoglio nazionalista del popolo sannita teso ad affermare una identità etnica e culturale, sostituita con la parola VITELIU, che nella lingua osca dei Sanniti aveva lo stesso significato di Italia. Quegli uomini di duemila anni fa avevano ben chiaro il potere derivante dal poter coniare moneta e così decisero che insieme alla Zecca fissa fosse funzionante anche una Zecca itinerante al seguito dell’armata di Papius Mutilo impegnata nelle azioni di guerra nell’Italia centro-meridionale. Le coniazioni della zecca itinerante si caratterizzano per una importante originalità stilistica e alcune monete, in relazione al conflitto che vedeva le popolazioni italiche che venivano man mano sconfitte fino a ridursi ai soli Sanniti Pentri, riportano sul retro il trionfo del toro sannita che incorna la lupa romana.  In altre – sempre sul retro – figurano un guerriero con lancia che poggia il piede su uno stendardo romano avendo al proprio fianco un toro accosciato. 


 

   

     E’ di tutta evidenza la valenza iconografica dei due animali totemici che identificavano i due popoli in lotta con evidenziazione di proprie origini e identità: i romani con il  notissimo simbolo della lupa e i tenaci Sanniti Pentri –  contadini e allevatori – con quello del toro.           A tanto si può aggiungere una interessante capacità comunicativa finalizzata         ad affermare la grandezza del popolo sannita in virtù morali e in forza guerriera, anche      nei confronti degli abitanti dei territori di passaggio dei guerrieri rivoltosi, e appare un efficace ed emblematico strumento di propaganda per gettare discredito sui romani. La guerra, dal punto di vista militare, si concluse con la vittoria dei Romani ma a trionfare politicamente furono i popoli della Lega Italica che ottennero definitivamente  l’agognata cittadinanza romana.          Appare interessante chiarire la scelta del nome Italia.  L’etimologia di questo nome è stata oggetto di ricostruzioni non soltanto da parte di linguisti ma anche di molti storici che si sono appassionati alla questione. In queste ricerche è normale non trovarsi di fronte a una storia lineare della parola e, cercare una spiegazione porta necessariamente a valutare possibili contaminazioni culturali e a considerare eventi, tradizioni e ipotesi.          Bisogna ricordare che la parola Italia è citata per la prima volta dal padre della storia Erodoto nato circa 5 secoli a.C. e sembra che i Greci la usassero come una individuazione geografica della punta meridionale della penisola con un possibile riferimento al mitico Re Italo – che insegnò ai suoi sudditi a coltivare la terra e ad allevare animali – e ai suoi discendenti, gli Itali.  Ebbene da costoro derivò il nome “Italia” che individuava quel territorio che era ricco di armenti con numerosi vitelli.  Alcuni studiosi si limitano a una derivazione solo linguistica, in ciò evidenziando il significato coincidente tra l’etrusco italos, il latino vitelius e il vitlu o viteliù della lingua osca in quanto tutti indicano il toro o il vitello.  In queste zone vivevano allo stato brado e semibrado mandrie di bovini e per questo motivo venivano indicate come la terra dei vitelli, Vitalia, che – per assimilazione al greco perdendo la V iniziale – divenne Italia.          A tanto dobbiamo aggiungere che essendo il territorio di Roma collegato alla lupa, gli abitanti dei territori che le si erano opposti con la guerra, scelsero un proprio animale simbolo, il vitello, che inevitabilmente trascinava verso l’esistente denominazione territoriale.   La scelta appare per di più motivata dal fatto che un popolo – quello dei Sanniti Pentri – aveva seguito, per uso sacrale, un bue lasciandosi il passato alle spalle e mirando a un migliore futuro e aveva edificato una città dove questo animale si era fermato.  La città fu chiamata, secondo la denominazione latina, Bovanium e ne divenne la capitale.          Il nome conferma, ancora, il chiaro collegamento ai bovini e, a distanza di millenni, in tale località che oggi è denominata Bojano, la connessione è viva ed evidente con importanti e rinomate attività lattiero casearie ricche di antica tradizione e di rilevante pregio.

   Luciano  Verrigni