THREE O’CLOCKBLUES

Al mattino pareva che la sensazione di aver superato l’ostacolo che poteva farci sentire stranieri e sbagliati nei confronti di questo nemico invisibile si fosse alquanto affievolita, ma muoveva i suoi passi con una certa diffidenza. E come dicono mille e più canzoni di blues a gironzolare per la città. “Mentre pensava se stesso pensante, in mezzo a quel buio si sentì un po’perso”. La strada era anche allora abbastanza solitaria e si avanzava come la tartaruga del pelide Achille a cinquanta metri l’ora,con l’impressione di conquistarsi la giusta dimensione della propria ricerca. Sembravadi vivere uno scenario di guerra. Mao TseTung diceva: “la confusione sotto il cielo è massima. Quindi la situazione è buona”. Quando la confusione è alta vuol dire che tutto è in movimento e che quindi è anche possibile alimentare la speranza che magari attraverso la tensione di questa “guerra invisibile” nasca qualcosa di nuovo, di buono. Le immagini con le voci (è il momento degli urlatori in tv, un nascere e divenire di egoismi feroci per avere un pane in più e non solo, di rapacità per molti di coloro che possono procurarselo e venderlo)che vediamo giornalmente nei nostri cinquanta pollici sono momenti che rimangono nella nostra vita come segni, come avvertimenti, come ferite perenni, come incontri diversi nell’ingresso e nell’uscita in quel mare di pericoli, di tranelli, in quel dolore di morti, di speranze tra uomini, donne e giovani nascosti, di battaglie lontane sul fronte, inghiottiti, quasi irreali, senza nomi, come se a quell’approccio mentale ci fosse stato ritrasmesso qualcosa che richiamasse ombre lontanissime spettri di una realtà perduta. Fatti incredibilmente grandi come le montagne che ci circondano e che incrostano e danneggiano i nostri neuroni. Ma I romanzi assomigliano a montagne altissime e per affrontarli ci vuole la luce del sole. Perché guardando le montagne al tramonto si capisce come hanno tirato fuori certe fotografie. E perché le stesse ci guardano dall’alto in basso senza supponenza. Perché parlano la lingua delle promesse che si possono mantenere. Si sviluppa quasiuna specie di sindrome da seconda paura. E’ una preparazione nervosa, affrettata, come un’automobile che, ferma da qualche mese pretenda di partire in terza. E spesso non si è scelti tanto come quando si è sicuri di scegliere. Meglio quelli che leggono che tanti che ora stanno per le strade di internet illusione del mondo moderno a spaventare il prossimo e “sparano” anche.Perlopiù però sono sempre i soliti come in un villaggio. La tastiera si apre e vibra come un fiore scuro manifestando chiaramente la loro propensione all’ignoranza e all’arroganza chiusi in un disegno netto, in una loro dignità antica ed un poco statica dove le domande e le risposte riempiono l’aria e volano via fulminee e irregolari come minuscole nuvole naviganti in un cielo di latte.Megafono degli imbecilli. Del resto sono giorni e tempi in cui si è quasi costretti a dimenticare tutto con una certa velocità e disinvoltura visto che gli avvenimenti che incalzano sono tali da coinvolgerci tutti, moltiplicare i lutti, mutare le condizioni di intere famiglie, di intere comunità e regioni. La strada per la vittoria si sa è in salita, è tortuosa, ma da qualche parte si dovrà pur iniziare a vedere la luce in fondo al tunnel. E come deve essere terribile pensare alla vita senza l’orizzonte della speranza. Sperare, sospirare, avere paura, prendersela con la sfortuna, confidare nel destino, andare avanti sono sentimenti condivisi e non definitivi. Chiunque voglia sinceramente la speranza è sempre spaventosamente forte…

TIKRIT65